Per qualche mese il mercato delle schede video sembrava finalmente aver trovato un minimo di equilibrio. Non prezzi bassi in senso assoluto, ma almeno una situazione leggibile: modelli disponibili, listini relativamente stabili e qualche occasione sensata soprattutto nella fascia media.
Nelle ultime settimane, però, il quadro ha ricominciato a muoversi nella direzione sbagliata. Diversi monitoraggi europei stanno registrando rincari diffusi, alcuni produttori hanno parlato apertamente di costi più alti e le pressioni sulla memoria grafica stanno tornando a farsi sentire. Non è il ritorno automatico alla follia del periodo mining, ma è abbastanza per cambiare il modo in cui conviene valutare un acquisto oggi.

Il dato che ha acceso il campanello d'allarme
Uno dei segnali più discussi arriva da un monitoraggio di 176 modelli di GPU venduti in Europa attraverso più rivenditori. Sullo stesso paniere, senza sostituire i modelli nel corso del periodo, il prezzo medio è passato da circa 809 euro a metà luglio a circa 964 euro a metà agosto: un aumento vicino al 19% in un mese.
Il numero va letto con un po' di attenzione. Non significa che ogni scheda video sia aumentata esattamente del 19%, né che quel valore rappresenti ogni singolo negozio europeo. Però è interessante perché il campione è rimasto fisso: non è il classico effetto statistico per cui spariscono dagli scaffali i modelli economici e la media sale solo perché restano quelli costosi.
La tendenza è stata osservata anche da testate che seguono direttamente i prezzi retail. Tweakers, ad esempio, ha rilevato aumenti su gran parte delle GPU attuali rispetto a luglio, con Nvidia tra i marchi più colpiti. PC Games Hardware ha descritto un andamento simile sul mercato europeo, sottolineando che gli aumenti annunciati a monte della filiera stanno arrivando nei listini dei negozi.
La memoria è tornata a essere un problema
Il punto centrale è la VRAM. Le GPU moderne dipendono da memorie GDDR6 o GDDR7, e la disponibilità di memoria veloce è diventata uno dei colli di bottiglia più importanti dell'intera industria tecnologica.
La crescita delle infrastrutture AI sta assorbendo una quantità enorme di capacità produttiva nel settore delle memorie. I prodotti per data center usano soprattutto HBM, che non è la stessa memoria montata sulle schede video gaming, ma le linee produttive, gli investimenti e le priorità industriali fanno parte dello stesso ecosistema. Se per i produttori diventa più redditizio destinare capacità ai componenti ad alto margine richiesti dai data center, tutto il resto della catena sente la pressione.
PC Partner, gruppo che controlla marchi come Zotac, Inno3D e Manli, ha avvertito che le difficoltà sulla memoria grafica potrebbero peggiorare nella seconda metà del 2026, in particolare sui modelli entry-level. È un dettaglio importante, perché normalmente ci aspetteremmo che una crisi di costo colpisca soprattutto la fascia alta. In questo caso, invece, proprio le schede più economiche rischiano di diventare meno convenienti o meno disponibili.
Non è solo una questione di memoria
Attribuire tutto alla VRAM sarebbe troppo semplice. In parallelo stanno aumentando anche altri costi lungo la filiera dei semiconduttori. Samsung, per esempio, ha alzato fino al 15% i prezzi di alcuni servizi avanzati di produzione su contratto in risposta alla forte domanda, soprattutto legata ai chip AI.
Questo non vuol dire che il prezzo di una GPU gaming salga automaticamente della stessa percentuale. Una scheda video è il risultato di molti componenti diversi: chip grafico, memoria, PCB, alimentazione, raffreddamento, logistica e margini dei vari passaggi commerciali. Però quando più elementi si muovono contemporaneamente verso l'alto, la probabilità che il rincaro arrivi fino al negozio aumenta.
C'è poi un altro elemento da non ignorare: il mercato sa approfittare delle aspettative. Quando produttori, distributori e clienti iniziano a credere che i prezzi saliranno, diventa più facile anticipare gli aumenti. Alcuni analisti hanno infatti osservato che una parte dei rincari potrebbe andare oltre il puro aumento dei costi della memoria.
Le GPU di fascia media sono ancora la zona più interessante
Guardando i listini attuali, il rincaro non è uniforme. Le schede di fascia molto alta sono quelle dove il rapporto prezzo/prestazioni peggiora più velocemente, mentre alcuni modelli più accessibili restano ancora relativamente vicini ai prezzi di riferimento.
Questo rende ancora più importante evitare l'acquisto per sigla. Una RTX o una Radeon appartenente a una fascia superiore non è automaticamente un affare se il prezzo è cresciuto più velocemente delle prestazioni offerte. In un mercato instabile, il confronto deve essere fatto sul prezzo reale del giorno e non sul prezzo di lancio o sulla posizione teorica nella gamma.
Paradossalmente, una scheda che qualche mese fa sembrava poco interessante può diventare competitiva semplicemente perché le alternative sono aumentate di più. È uno dei motivi per cui i vecchi confronti diventano rapidamente inutili quando il mercato si muove così tanto.
Conviene comprare adesso o aspettare?
La risposta meno spettacolare è anche quella più utile: dipende da quanto ti serve davvero la GPU.
Se stai costruendo un PC da zero o la tua scheda attuale non regge più i giochi e le applicazioni che usi, aspettare indefinitamente nella speranza di un crollo dei prezzi non è necessariamente una buona strategia. Le indicazioni che arrivano dalla filiera non suggeriscono un rapido ritorno alla normalità, e la seconda metà del 2026 potrebbe restare tesa.
Se invece l'upgrade è puramente opzionale, inseguire una scheda appena rincarata è molto meno sensato. Un aumento del 10 o 20% può cancellare completamente il vantaggio prestazionale che giustificava il passaggio da una generazione all'altra. In quel caso conviene osservare i prezzi, impostare una soglia personale e comprare solo quando il rapporto tra spesa e miglioramento torna convincente.
La cosa da evitare è il FOMO: vedere i prezzi salire e concludere che bisogna comprare immediatamente qualsiasi cosa prima che sia troppo tardi. È esattamente il tipo di dinamica che può amplificare ulteriormente gli aumenti.
Il vero rischio è che la fascia economica smetta di essere economica
La parte più interessante di questa storia non è la scheda da 1.500 o 2.000 euro che diventa ancora più cara. Chi compra in quella fascia ha già accettato un livello di spesa molto alto.
Il problema vero nasce quando una GPU entry-level o media sale abbastanza da rendere poco conveniente l'intero PC. Una scheda da 300 euro che diventa da 360 pesa molto di più sul budget di una configurazione economica rispetto a una top di gamma che passa da 1.800 a 2.000 euro per chi stava già considerando quella cifra.
Se la pressione su GDDR6 e GDDR7 continuerà, potremmo vedere proprio questo effetto: meno scelta sotto una certa soglia e configurazioni gaming economiche sempre più difficili da bilanciare.
Cosa terremo d'occhio nelle prossime settimane
Ci sono tre segnali che diranno se si tratta di una fiammata temporanea o di una nuova fase del mercato: l'andamento dei prezzi retail europei, la disponibilità reale dei modelli entry-level e mid-range e gli eventuali nuovi aumenti comunicati dai partner di Nvidia e AMD.
Per ora il messaggio è semplice. I prezzi delle GPU stanno tornando a muoversi verso l'alto e il fenomeno non sembra limitato a un singolo marchio o a un singolo negozio. Non è il momento di comprare nel panico, ma nemmeno quello di dare per scontato che aspettare qualche mese significhi automaticamente spendere meno.
In un mercato così, il prezzo giusto non è quello scritto nel listino ufficiale. È quello che riesci a confrontare oggi con le alternative reali disponibili oggi.